Mantenimento periodico e spese straordinarie. Facciamo chiarezza.
29 novembre 2017
MANTENIMENTO DEI FIGLI: OBBLIGO DEI NONNI SE I GENITORI NON GODONO DEI MEZZI NECESSARI
12 dicembre 2017

Affidamento del minore e l’alienazione parentale nelle valutazioni del Giudice.

Ultimamente sento parlare sempre di più della ‘sindrome di alienazione parentale‘.
Il che mi fa molto piacere perché significa che c’è volontà di riportare alla luce una dinamica post-familiare finora giacente e silente, tra le aule dei tribunali. Con unici responsabili i giudici e CTU sui quali pende il gravoso compito di sbrogliare la matassa. 

 E’ una delle situazioni più tremende e, ahimè, più frequenti che possono scaturire dalle separazioni conflittuali.


Ed il parlare di questo angolo buio è tanto più importante quanto più si consideri che la PAS (riconosciuta e trattata in America) non è nemmeno una ‘malattia‘ ancora scientificamente inquadrata in Italia.

Fortunatamente questo per i giudici non sembra rappresentare un problema perché hanno comunque trovato il modo di attribuire rilevanza giuridica a questo comportamento deviato dei genitori.

Come?

Attraverso la prassi, l’affascinante,

lunga

e a tratti tediosa pratica giudiziaria.

Vale a dire un misto fra interpretazione delle norme, conoscenza minuziosa del diritto, realtà concreta dei casi trattati, valutazioni psicologiche di esperti, argomentazioni di avvocati. 

Infatti, nelle aule dei tribunali, sempre più spesso si assiste alla modifica nelle condizioni di affidamento proprio a causa del comportamento illegittimo e contrario ai propri doveri da parte di uno dei genitori  separati. In particolare viene limitata, se non proprio eliminata temporaneamente, la frequenza con il genitore alienante.

Ciò se si riconosce,

a via di perizie

che il genitore collocatario non ha la capacità genitoriale.

Cioè allontana moralmente e fisicamente i figli dall’altro.

Sotto si parla di uno dei recenti casi e leggendo scoprirai molto su questa situazione anche se ti invito a prendere tutto “con le pinze” perché è una materia davvero complessa ma che non per questo merita di essere taciuta.

Anzi. Alcune vicende tanto più sono complesse quanto più vale la pena parlarne e tentare di spiegarle allo scopo di aiutare chi, per sfortuna, ci si ritrovi in mezzo.

Con questa introduzione al tema ed all’articolo di oggi, ho l’immenso piacere di presentarti la mia collega di studio, Avvocato Tiziana Laurettini, che affronta il tema nell’articolo sotto egregiamente.

Ti lascio, ciao.

 

La PAS, il cui acronimo sta per “ Parental Alienation Syndrome”, ovvero la sindrome da alienazione parentale, è sempre più oggetto di attenzione da parte della più recente giurisprudenza.

Detta sindrome si identifica con il comportamento assunto dal genitore affidatario volto a determinare nei figli sentimenti di odio e di rifiuto nei confronti dell’altro genitore.

Un vero e proprio lavaggio del cervello i cui effetti non possono che essere nocivi per la serenità dei minori e nell’equilibrio dei rapporti familiari.

In genere l’obiettivo del genitore “alientante” risiede nel danneggiare il genitore “alienato” strumentalizzando il rapporto con i figli.

Ad esempio: esercitando condotte ostruzionistiche volte

  •  ad impedire fisicamente tale rapporto

 

  • a renderlo più difficoltoso, ad esempio, tramite l’uso di espressioni offensive e denigratorie;

 

  • manifesta esibizione di disprezzo nei confronti dell’altro genitore.

 

Tutto allo scopo di far percepire ai figli una realtà non vera, anzi, distorta.

E’ chiaro che alla base di tali condotte vi è una separazione certamente conflittuale, le cui conseguenze peggiori si riversano sui figli e sul genitore alienato, il quale viene allontanato se non addirittura rifiutato.

Su questa tematica si è pronunciata di recente la Corte di Cassazione, con sentenza dell’8 aprile 2016 n.6919.

La Cassazione si orienta così:

nell’affidamento dei figli minori, nella valutazione dei requisiti di idoneità genitoriale,

rileva:

la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore,

a tutela

del DIRITTO DEL FIGLIO ALLA BIGENITORIALITA’

 

ed alla crescita equilibrata e serena.

 

Pertanto, qualora un genitore rimproveri comportamenti dell’altro genitore (affidatario o collocatario) di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, configurabili, perciò, come sindrome di alienazione parentale,

il giudice dovrà accertare la veridicità di tali comportamenti

ai fini dell’eventuale modifica delle modalità di affidamento.

Come accerta il giudice comportamenti di questo tipo?

Oltre a valutare la condotta dei genitori, nonché, come anticipato, i requisiti di idoneità genitoriale, dovrà tener conto anche dei sentimenti e delle condizioni del minore oltre che della complessiva situazione familiare.

Ovviamente il giudice potrà individuare i casi di alienazione parentale mediante l’ausilio di psicologi e assistenti sociali i quali ascolteranno il minore al fine di definire i sentimenti provati nei confronti del genitore.

In merito ad un caso di alienazione parentale, il Tribunale di Cosenza, con sentenza n. 2044 del 18.10.2017, in fase di divorzio e di decisione sull’affidamento del figlio tredicenne, ha accertato che il minore provava un sentimento di ingiustificato rifiuto nei confronti della madre,

perché

condizionato dal padre.

Il Giudice ha ACCERTATO nel minore un distacco sia fisico che emotivo. Ha utilizzato alcuni criteri

  • sentimenti di rabbia
  • ostilità manifestati, non solo nei confronti della madre ma anche nei confronti della famiglia della stessa.

L’atteggiamento manifestato dal minore, era il risultato, così come emergeva dalla relazione del consulente tecnico, di una manipolazione del padre e della famiglia paterna con il quale il minore viveva da qualche anno.

Il ruolo, tra l’altro fondamentale per un minore, della madre veniva quotidianamente sminuito e screditato dal padre, creandosi un rapporto di simbiosi tra padre e figlio,

 

il cui risultato è stato l’emarginazione della madre.

Alla luce di quanto riscontrato, come ha giudicato il Giudice di merito la condotta del padre?

Quali sono le conseguenze cui si va incontro dinanzi ad un caso di alienazione parentale?

Secondo l’orientamento sopra il padre perdeva l’idoneità genitoriale, perché lo stesso ha leso il diritto del figlio alla bigenitorialità

  • non avendo mostrato la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, requisito necessario, come disposto dalla Cassazione, per accertare l’idoneità genitoriale.

E’ chiaro che nelle valutazioni del giudice rientra anche la condotta del genitore alienato, cioè l’atro, quello che subisce.

Questi  al fine di far riaffiorare i sentimenti di affetto del figlio e di riconquistare la sua fiducia dovrebbe riscontrare un comportamento che

NON MOSTRI un atteggiamento di chiusura e di passività nei confronti del minore,

ANZI, deve adottare un comportamento attivo volto a riequilibrare il loro rapporto.

Inutile dirti quanto difficile sia per un genitore trovare il modo giusto per riavvicinarsi ad un figlio che è stato manipolato e che è “malato”. Sono fondamentali: empatia, coraggio, comunicazione, adattamento e sopra di tutto AMORE.

Ma è importante chiedere anche in questo caso ausilio a specialisti del settore i quali potranno solo aiutarti a trovare un modo ma se tu aiuti loro aprendoti ed affidandoti.

E’ evidente il disagio psicologico che una situazione del genere può determinare nel minore.

Come nel caso riportato, esclusa l’idoneità genitoriale del padre a chi viene affidato il minore?

Nel caso trattato il giudice ha escluso anche l’affidamento esclusivo della madre perché non ritenuta capace di assumersi le responsabilità genitoriali,

  • in ragione di quanto riscontrato dal consulente tecnico e dall’oggettiva situazione del rapporto con il figlio. Una “convivenza forzata” avrebbe, al contrario, potuto aggravare tale rapporto.

Quando, come in questo caso, i genitori non sono in grado di garantire e preservare l’equilibrio psichico del minore,

il giudice non può che escludere l’affidamento condiviso ed optare per l’affidamento del minore a terzi, ovvero persone affettivamente vicine al minore in grado di assumere le responsabilità derivanti dall’affidamento e di mostrare un atteggiamento di

terzietà e “distanza” rispetto alle due figure genitoriali.

Per ultimo, vi è la possibilità, qualora non si riesca ad individuare persone terze in grado di garantire un ambiente sereno per l’equilibrio psichico del minore e di adempiere a doveri emergenti dall’affidamento , di ricorrere all’affidamento ai Servizi Sociali,

fermo restando il diritto di visita e l’obbligo di mantenimento di entrambi i genitori.

Tutto sempre allo scopo di riequilibrare l’assetto psichico dei minori assolutamente deviato dall’incapacità dei genitori, CHI PIU’ CHI MENO, di gestire e superare una separazione in maniera

MIGLIORE !!!!

 

per info scrivi qui 

 

Ciao

Avv. Tiziana Laurettini