MANTENIMENTO DEI FIGLI: OBBLIGO DEI NONNI SE I GENITORI NON GODONO DEI MEZZI NECESSARI
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Fino a quando un genitore deve mantenere il figlio?
3 gennaio 2018

Il vento del nord est soffia anche in Italia..preparatevi

In questi giorni sento l’esigenza di augurare un buon Natale a tutti i genitori che IMMOTIVATAMENTE sono privati della presenza, dell’affetto e dell’amore dei figli.

E non perché non ci siano più su questa terra, strappati da tristi vicende, deceduti o spariti. Questi eventi sono talmente grandi ed inspiegabili da essere fuori dalla portata di ogni consapevole analisi. Vanno solo taciuti nel rispetto del silenzio e della preghiera.

Mi riferisco a quelle mamme e papà che pur sapendo il loro figlio in vita e possibilmente “dietro l’angolo” possono solo limitarsi a vederlo da lontano, salutarlo di sfuggita con un cenno della mano. Senza abbracci, baci e carezze.

Un incubo per qualunque genitore e nel quale NESSUNO vorrebbe trovarsi neppure per un attimo, fra le angosce notturne, figurarsi chi vorrebbe mai trascorrere una vita in questo incubo permanente.

Già qualche giorno fa sul blog abbiamo pubblicato un articolo in cui si parla di come sta cambiando l’orientamento dei giudici sull’argomento “alienazione parentale”

Oggi invece voglio parlare di ciò che sta sopra l’orientamento dei giudici nazionali, anche di quelli della Cassazione, l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Tenterò di dare un contributo ed insieme una speranza a tutti quei genitori “alienati” dalla vita dei figli per l’opera di plagio e manipolazione da parte dell’altro genitore che, consapevolmente o meno, sceglie di privare il figlio del suo pezzo fondamentale di vita, le proprie radici, la propria genealogia.

Perché "al vento del nord - est" non ci si può opporre più di tanto...e tutto prima o poi ne viene influenzato. 
Nello specifico si spera PRIMA CHE POI, visto che ormai è risaputo che più tempo passa e più si cronicizzano gli effetti devastanti dell'alienazione genitoriale, che, falla come vuoi (sindrome più o meno, malattia, psicosifamiliari, schizofrenia) null'altro è se non un abuso psichico, una forma di maltrattamento sui minori.

Forse in Italia, fra i giudici, gli operatori e gli esecutori del diritto non si è compreso ancora che in questo Paese oramai la luce filtra dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

Senz’altro il nostro appare gli occhi della comunità internazionale come un paese di dubbia civiltà, in cui i diritti fondamentali, tra cui il diritto alla bigenitorialità (coperto costituzionalmente dagli artt. 2, 29 e 30 Cost.) vengono calpestati sistematicamente.

Come dimostrano  le plurime e recentissime condanne dello stato italiano da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo di cui sotto mi appresto a parlare.

Voglio parlarti della sentenza che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso il 15 settembre 2016.

Ha, infatti, definito il giudizio promosso contro la Repubblica italiana da tale Giorgioni Ezio (presentato solamente il 26 giugno 2010) per vedere tutelati e riconosciuti i propri diritti di padre nei confronti del figlio:

facendo leva sull’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

Giorgioni, un papà come tanti (purtroppo) lamentava che il suo rapporto 
con la figlia non era stato garantito e tutelato dalle continue 'ingerenze della madre".

E ciò nonostante durante la vicenda giudiziaria (2006-2016) tra lui e la madre della bambina fossero state pronunciate diverse decisioni dei Tribunali nazionali aditi in cui veniva riconosciuto:

il diritto di visita del padre;

le modalità di esercizio del medesimo diritto.

 Ciò nonostante il rapporto tra il padre e la figlia di fatto non era stato garantito e tutelato rispetto alle pressanti ingerenze materne.

Il Giorgioni contestava alle autorità interne ed ai servizi sociali incaricati dai giudici italiani

  • di non aver esercitato controllo costante sul rispetto del suo diritto di visita
  • di avere tollerato  il comportamento della madre.

—- Pur essendovi obbligate —-

Cioè.

il ricorrente contestava alle autorità interne di non aver preso delle MISURE VERE E CONCRETE che gli avrebbero consentito di esercitare il suo diritto di visita e, soprattutto:

<<<< di instaurare una relazione significativa con il figlio.

La Corte ha condannato l’Italia per non avere adottato tutte le misure necessarie affinché, a fronte del forte ostruzionismo manifestato dalla madre, il padre potesse esercitare effettivamente i suoi diritti di genitore

In particolare la Corte ha ritenuto che le eccezioni del Giorgioni erano fondate in quanto risultava violato  l’art. 8 della Cedu (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo)

 Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare (…omissis..)

2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute e della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Secondo la Corte, infatti, l’articolo 8 della Convenzione non si limita a imporre allo Stato di astenersi da simili ingerenze.

Oltre all’impegno negativo esistono anche obblighi positivi inerenti a un rispetto effettivo della vita privata o famigliare. Tali obblighi possono implicare

l’adozione di misure volte al rispetto della vita familiari tra le quali sono senz’altro incluse le relazioni reciproche fra componenti familiari.

Secondo la corte le autorità statali devono assicurare strumenti giuridici adeguati e sufficienti ad assicurare

  • i legittimi diritti dei genitori interessati;
  • il rispetto delle decisioni giudiziarie
  • l’adozione di misure specifiche appropriate.

La Corte ha fatto di più.

Nella propria pronuncia ha delineato con chiarezza quali sono gli obblighi che gravano sugli Stati volti alla tutela dei diritti della persona rispetto ai legami affettivi e familiari.

Specificando che  si tratta di obblighi aventi ad oggetto la 
rimozione degli ostacoli alla effettiva realizzazione dei medesimi diritti.

La Corte ha quindi ritenuto che dall’agosto 2006 al novembre 2010, nell’ambito della vicenda giudiziaria esaminata, la violazione lamentata da Giorgioni si era realizzata perché il tribunale nazionale si era limitato a prescrivere alle parti – con una formula di fatto vuota e priva di significato giuridico – il rispetto del provvedimento, senza poi preoccuparsi di rendere effettiva la continuità del  rapporto padre-figlio. Sostanzialmente continuando a lasciare alla madre il coltello dalla parte del manico.

Ciò malgrado l’evidente comportamento ostruzionistico della madre e le richieste avanzate dal padre di garantire che gli incontri con il figlio non avvenissero alla presenza della figura materna

  • Secondo la Corte sarebbe stata, invece, necessaria una risposta rapida rispetto a tale situazione.  E' risaputo che in questo tipo di cause, il trascorrere inesorabile del tempo pregiudica oltremodo il rapporto genitoriale rendendosi concreto il pericolo che non possa più riprendersi.

La risposta delle autorità interne, come sempre in questi casi delicati, fu

  • debole
  • lenta
  • non adeguata al caso concreto.

In questi casi limite, tra le autorità nazionali, gli assistenti sociali, CTU, consultori ed altro, viene  tollerato che il genitore dolosamente alienante, con il suo comportamento, impedisca l’instaurarsi di una vera relazione tra l’altro genitore e suo figlio.

Vengono adottate misure automatiche e stereotipate. Ad esempio

  •  richieste successive di informazioni;
  • si delega il monitoraggio della famiglia ai servizi sociali. La delega prevede l’obbligo di far rispettare il diritto di visita del genitore ‘vittima’.
Neppure a dirlo che tali misure di dimostrarono assolutamente inadeguate alla tutela dei diritti in questione, che invece richiedevano uno 
specifico intervento sulla costante influenza negativa della madre durante gli incontri padre-figlio.

Nel caso del papà Giorgioni questo è stato riscontrato dalla Corte.

Cosa se ne ricava da questa pronuncia della Corte?

Senz’altro appare evidente che la tutela dei diritti della persona nell’ambito dei rapporti familiari ed affettivi si assicura

  1.  con decisioni calate nel caso concreto,
  2.  con l’adozione immediata da parte delle Autorità interne di strumenti di intervento che permettano di tutelare
  • sia il genitore più debole, perché non collocatario del figlio,
  • che il figlio stesso a mantenere un rapporto con entrambi i genitori.

A quali strumenti si riferisse la Corte appare abbastanza chiaro a chi studia il diritto di famiglia e segue quindi casi di separazione conflittuale.

Sul punto segnalo una recentissima ordinanza collegiale del 
Tribunale di Catania - I sezione Civile - del 10  novembre 2017 in cui i Giudici hanno totalmente accolto le nostre richieste supportanti la tesi di un genitore alienato (fondate e documentate) orientandosi secondo quanto sancito dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Chi la volesse scaricare potrà farmene richiesta qui..

Cosa che fa molto ben sperare..

Tornando a noi quindi, quale sarà l’orientamento che i Giudici italiani da ora in poi saranno chiamati ad intraprendere nei conclamati casi di alienazione parentale, plagio, manipolazione, abuso o maltrattamento che dire si voglia (ripeto poco importa la classificazione scientifica), quali strumenti effettivi che concretamente tutelino il diritto alla bigenitorialità?

 

  1. Prima di tutto, l’ascolto diretto o indiretto del figlio permette di comprendere quali sono i suoi reali e veri desideri e le sue paure fondate o meno, nonché quali sono i suoi sentimenti rispetto ad entrambe le figure genitoriali.
  2. Dovranno adottarsi i provvedimenti provvisori sull’affidamento e sul diritto di visita, ANCHE IN ASSENZA DI CONTRADDITTORIO, laddove sia fondata e documentata la richiesta del genitore.

<<<< Ciò al fine di verificare già nel corso del processo (e non alla fine) e nella prosecuzione della attività istruttoria, se i provvedimenti risultano rispettati e se i percorsi di sostegno raccomandati sono stati intrapresi >>>>>

3. Si dovrà affidare ad uno specialista (CTU) la valutazione delle capacità genitoriali delle parti e delle condizioni psicologiche del minore.

  • deve essere prescritto ai genitori di partecipare a percorsi di sostegno alla genitorialità organizzati presso i servizi sociali sul territorio
  • ovvero suggerito un percorso di mediazione, con eventuale anche sospensione delle decisioni in ordine all’affidamento.

Sul “suggerimento” aggiungerei che i Giudici trarranno elementi validi per la propria decisione laddove risulti che uno dei due genitori non ha, volontariamente partecipato agli incontri stessi.

4. non vi è collaborazione di uno dei genitori?

<<< il diritto di visita del genitore in difficoltà deve essere disciplinato con specifiche prescrizioni, anche facendo ricorso alla collaborazione dei Servizi per evitare le pressioni e le ingerenze dell’altro genitore>>>.

Come dicevo poc’anzi, la ciliegina sulla torta sarà questa:

il Giudice deve trarre dal comportamento processuale delle parti elementi per arrivare alle determinazioni finali in punto di affidamento e collocamento del minore, nonché ricorrere agli strumenti previsti a tutela del minore ex art. 709 ter cpc.

Che vuol dire?

Che se il genitore alienante non collabora fattivamente, agevolando il diritto di visita dell’altro genitore ovvero il rapporto fra questi ed il figlio comune, si dovrà optare per l’affidamento esclusivo al genitore alienato.

Solo qualora quest’ultimo non sia adatto a svolgere il ruolo genitoriale, allora si potrà valutare il collocamento del minore presso un parente CHE RIESCA AD ASSUMERE RUOLO DI TERZIETA’ o in mancanza, ahimè, presso una casa famiglia o altro istituto equipollente, fermo restando il diritto di visita dei genitori, seppur con l’ausilio di PERSONALE COMPETENTE E SPECIALIZZATO.

Tutto sembra utopia ma questo è il futuro che i genitori alienanti, consapevoli manipolatori ed egoisti, riservano ai propri figli solo perché pretendono di cancellare dalla faccia della terra l’altro genitore con il quale, ai tempi, procrearono.

Il tutto molto spesso nel silenzio, l’incompetenza, la noncuranza, la responsabilità di avvocati, giudici, psicologi, assistenti sociali.

Anche se il tempo è un concetto molto relativo in ambito processuale e che solo gli “addetti al servizio” possono aspirare a cogliere, è giusto dire che tutti i provvedimenti di cui sopra dovranno essere tempestivamente chiesti e concessi.

Ciò in quanto il trascorrere del tempo logora ancora di più il rapporto genitore figlio e può condurre  al consolidarsi di situazione familiari disfunzionali; di sentimenti, sia nei genitori che nei figli, di sfiducia nei confronti degli altri soggetti coinvolti nella relazione.

E’ evidente come i diritti fondamentali della persona ed i diritti ai legami familiari ed effettivi, richiedano affinché la loro tutela sia effettiva,

che gli avvocati, l’autorità giudiziaria nazionale, i servizi di assistenza sociale, gli specialisti CTU  intervengano immediatamente e fattivamente.

Evitando di trattare questi casi, come spesso accade, con l’inserimento dell’ennesima “pratica” nel “database”, con la stesura di questionari asettici, quiz, esami sulla persona decontestualizzati dai fatti.

Ed invece intervenendo con misure tempestive e pensate proprio ad hoc per risolvere in concreto le difficoltà che di volta in volta risultano maturate nell’ambito della famiglia in crisi.

Questo il mio augurio..di passare il prossimo Natale con i tuoi figli per te stesso, per i figli stessi e per l’Amore stesso che richiede giustizia..

Buon Natale

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