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Consigli per prevenire traumi della separazione NELLE VARIE FASI DI SVILUPPO dei tuoi figli

Il mio primo esordio in questo interessantissimo blog desidero dedicarlo proprio agli 
effetti della separazione sui bambini nella 
fase di sviluppo corrispondente e alla 
gestione dei momenti precedenti alla stessa 
fornendoti alcuni consigli su come 
canalizzare al meglio quelle che sono le 
emozioni che caratterizzano questa fase di 
transizione.

Ci rendiamo sempre più conto che l’odierno periodo storico si caratterizza fortemente per la crescita esponenziale delle separazioni tra i coniugi.

Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sui propri figli che spesso diventano oggetto di ricatto o arma per colpire l’altro.

I figli si ritrovano sempre più di frequente a vivere e trascorrere le loro fasi di sviluppo in uno scenario frammentato della famiglia.

Quando i coniugi attraversano la crisi antecedente alla separazione i figli assorbono la tensione presente nel clima familiare, assistendo spesso a litigi, scenari violenti e urla di varia intensità.

Tutto ciò compromette il loro benessere psicofisico manifestando pertanto ansie, paure, insicurezze, atteggiamenti aggressivi e anche sensi di colpa che possono addossarsi loro stessi.

Al fine di salvaguardare la stabilità psicologica dei propri figli è fondamentale essere a conoscenza delle differenti modalità con cui il bambino vive questa delicata fase di transizione in base ai diversi periodi del suo sviluppo:

  • Fascia 0-3 anni, essendo nello stadio senso-motorio, il bambino comprende il mondo attraverso le informazioni sensoriali, assorbe il carico emotivo presente in famiglia manifestando di conseguenza malessere fisico, disturbi nel sonno;
  • Fascia 3 – 6 anni, il bambino non ha ancora sviluppato la maturità per comprendere l’evento conflittuale, attribuisce quindi a sé stesso la causa del malessere dei genitori; può pertanto esternare comportamenti ribelli, aggressivi o addirittura diventare ubbidienti per allietare i genitori;
  • Fascia 6 – 10 anni, i bambini assumono maggiore consapevolezza e comprendono l’accaduto, possono assumere atteggiamenti auto punitivi verso sé stessi, sensi di colpa, aggressività, difficoltà relazionali e difficoltà nell’apprendimento scolastico.
  • Fascia 13-18, il bambino ormai adolescente, trovandosi in un periodo di transizione necessita di punti stabili di riferimento. La fase della separazione invece crea instabilità, problemi d’identità, ansia rispetto al futuro della propria vita. A volte si possono ritrovare a ricoprire ruoli di mediatori o giudici dei loro genitori.

La buona gestione del periodo critico antecedente alla separazione – quello in cui ha inizio il cambiamento radicale nell’assetto familiare fino a quel momento percepito stabile dai bambini – rappresenta un aspetto cruciale per la serenità non solo dei bambini ma anche dei coniugi che vivono comunque un momento molto delicato.

Il compito dei genitori è quello di garantire ai propri figli stabilità e soprattutto sicurezza, pertanto devono fornire loro chiarezza relativamente all’avvenimento, rassicurandoli sulla continuità dell’affetto che i genitori provano nei loro confronti.

E’ importante offrire delucidazioni su ciò che accade e accadrà utilizzando un linguaggio semplice e adatto alla loro età al fine di comprendere le cause dell’avvenimento e la relativa gestione.

Bisogna rasserenarli su ciò che potrebbe influire nella loro quotidianità sollevando ogni dubbio, utilizzando parole e linguaggio non verbale che non possano fare trasparire la nostra ansia.

La vicinanza fisica è fondamentale affinché i bambini si sentano protetti in questa fase di cambiamento.

In tale situazione, la stabilità risulta fondamentale, pertanto il mantenimento delle abitudini quotidiane contribuisce all’adattamento della nuova situazione.

E’ utile mantenere le routine che fungono da punti fermi attorno ai quali è possibile ricostruire una nuova vita.

  1. Il benessere emotivo dei figli dipende anche dalla capacità dei genitori di mantenerli neutrali nei loro confronti.
  2. Non bisogna strumentalizzarli spingendoli a parteggiare per uno di loro.
  3. E’ importante, soprattutto per i più piccoli, mantenere il buonumore al fine di superare questa fase di dolore, poiché questo viene trasmesso ai figli seppur involontariamente.
  4. Non bisogna sempre accontentarli per saziare il nostro senso di colpa legato alla negazione dell’unione familiare, perché si rischia solo di viziarli e non porre loro dei limiti di cui hanno bisogno per poter crescere e maturare.

Al fine di non ripercuotere le emozioni negative sui figli è importante esercitare un controllo emotivo dandogli esempio di collaborazione nonostante le difficoltà riscontrate nella situazione.

Ciò risulterà un ottimo esempio di resilienza, ovvero quella capacità di resistenza, di autoriparazione e di crescita in risposta alle crisi e alle difficoltà della vita che si definisce attraverso un atteggiamento di apertura verso le esperienze e nei rapporti con gli altri.

I genitori sono i primi educatori dei propri figli, 
pertanto è fondamentale, ai fini di una buona 
educazione, che essi mostrino loro quelle che sono le modalità adeguate e non conflittuali per affrontare le situazioni che potrebbero ripresentarsi anche nel corso della loro vita.

Il modo in cui la famiglia gestisce e affronta lo stress derivante da un’esperienza perturbante, la capacità di riorganizzarsi in maniera adeguata e proseguire il corso della vita, influenza notevolmente i processi di adattamento immediati e nel lungo periodo di tutti i componenti del nucleo familiare favorendo pertanto il benessere e la sopravvivenza dello stesso.

Un saluto da

Dott.ssa Noemi Garofalo

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