Consigli per prevenire traumi della separazione NELLE VARIE FASI DI SVILUPPO dei tuoi figli
26 marzo 2018

La tutela QUASI ampliata in caso di omesso mantenimento

Leggendo questo articolo comprenderai cosa succede se il genitore 
obbligatovi non versa l’assegno di mantenimento e sopratutto a 
quali conseguenze andrà incontro alla luce della nuova normativa 
della quale si è tanto discusso e che pare abbia riesumato la 
differenza orribile fra figli naturali e figli legittimi.

Parlo della modifica dell’art. 570 bis del codice penale e del falso ampliamento di tutela o forse meglio definirlo, RELATIVO ampliamento di tutela.

Il recente decreto legislativo n. 21 del 6 aprile 2018 ha introdotto nel codice penale il nuovo art. 570 bis, rubricato “Violazione degli obblighi di assistenza familiare IN CASO DI SEPARAZIONE O DI SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO.

Lo scopo era quelli di disciplinare nello specifico la condotta del “coniuge” che si sottrae all’obbligo di corrispondere all’altro coniuge quanto stabilito da un giudice in sede di separazione o divorzio.

Cosa cambia perciò esattamente rispetto a prima???

Delineiamo le differenze.

Il vecchio e noto art. 570 codice penale pre – riforma intitolato

“Violazione degli obblighi di assistenza familiare”

sanziona il familiare, coniuge, partner, compagno, genitore, il quale, mediante una condotta contraria all’ordine ed alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti

  • alla responsabilità genitoriale
  •  alla qualità di coniuge ad esempio

Esempi tipici sono

  1. appropriazione dei beni del figlio minore o del coniuge
  2.  non fornire i mezzi di sussistenza ai figli, agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato per sua colpa.

Una delle condotte più frequenti che configurano reato consiste proprio nell’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza.

Quale presupposto perché si possa parlare di reato?

Si richiede

  •  STATO DI BISOGNO del familiare.

Quindi l’omessa assistenza deve avere la conseguenza di far mancare i mezzi di sussistenza, cioè il necessario per la sopravvivenza.

Situazione questa del bisogno che non si identifica con quella che mira ad evitare il mantenimento oppure l’obbligo alimentare che hanno lo scopo di garantire tutta una serie di ‘agi’ per i familiari molto più ampi. Basti pensare alla necessità di mantenere il tenore economico familiare uguale a quello che si aveva in corso di unione. (Cass. S.U. n. 23868/2013).

Quindi in quest’ottica i mezzi di sussistenza non sono solo i mezzi per la sopravvivenza vitale (quali vitto e alloggio) ma anche gli strumenti che consentano un sia pur contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze della vita quotidiana come ad esempio abbigliamento, libri di istruzione per i figli minori, mezzi di trasporto e di comunicazione, ovviamente tenendo conto delle reali capacità economiche ed al regime di vita del soggetto obbligato.

Perché allora la necessità per il legislatore di introdurre l’art. 570 bis?

Tale necessità nasce dall’obiettivo di AMPLIARE le tutele già previste dall’art. 570, applicando le pene in esso previste, al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di OGNI TIPOLOGIA DI ASSEGNO DOVUTO IN CASO DI:

  • SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO
  • DI SCIOGLIMENTO DEGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO
  • NULLITA’ DEL MATRIMONIO
  • Oppure si violino gli OBBLIGHI DI NATURA ECONOMICA in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.

Attraverso il d.lgs. n. 21/2018, in vigore dal 06 aprile 2018 l’art. 570 bis c.p., si è raggiunto l’obiettivo di ampliamento delle tutele e delle condotte integranti gli estremi del reato, rispetto a quelle previste dall’art. 570, il quale, come abbiamo visto, LIMITA la pena al genitore che faceva mancare i mezzi di sussistenza ai propri discendenti in maniera generica e rimettendo poi al giudice la valutazione della gravità dell’inadempimento e l’inflizione della pena.

Cosa prevede il 570 bis IN PIU’?

Questo sancisce l’applicabilità delle sanzioni penali al coniuge che si sottrae

CON QUALSIASI CONDOTTA

all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto, in caso di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio come anticipato.
La legge con l’art. 570 bis amplia il campo di applicazione della sanzione penale a tutte le situazioni di omissione all’obbligo di versare il contributo al mantenimento. Non solo in caso in cui si facciano mancare i mezzi di sussistenza ma in tutti i casi in cui qualche provvedimento giudiziale sancisca l’obbligo di mantenimento. In questi casi la norma ‘ampliata’ garantisce ai beneficiari la possibilità di esperire in tutti i casi di inadempimento i rimedi penali previsti

Restano salvi solo i casi in cui sussistano gravi e giustificati motivi tali da escludere la responsabilità dell’obbligato, come ad esempio una comprovata impossibilità totale economica.

Da quanto esposto, possiamo dire che il legislatore ha garantito una tutela al 100% ed ha realmente ampliato la tutela in tema di mantenimento?

Mi duole dirlo… NI….

Si riesuma quella vetusta ma immortale (a quanto pare) disparità tra FAMIGLIE FONDATE SUL MATRIMONIO e COPPIE CONVIVENTI o UNIONI CIVILI.

Si manifesta quindi una vera e propria LACUNA NORMATIVA.

Era il lontano 2006 quando, finalmente, dopo pallidi e timidi tentativi si stabilì IDENTICA tutela penale per i figli nati dentro  e quelli nati fuori da il matrimonio.

Ma solo con le leggi del 2012-2013 ufficialmente si giunse alla parificazione concreta tra i figli, senza distinzione alcuna, allontanando finalmente una criticabile categorizzazione tra “figli di serie A e figli di serie B”, più comunemente conosciuta come figli naturali e figli legittimi. Cioè si è abolita questa nomenclatura dai dizionari giuridici.

A quanto pare il decreto n. 21/2018, ha scordato questa – tanto attesa – evoluzione giurisprudenziale..

La disparità di trattamento è bella e buona, perché il nuovo 570 bis parla di pene che «si applicano al coniuge…», facendo espresso richiamo al matrimonio e palesando una differenza di trattamento rispetto ad un genitore non coniugato.

Quindi….non può dirsi con certezza che il reato possa considerarsi integrato anche nel caso di omissione dell’obbligo al mantenimento in ipotesi di coppie di fatto e coppie dello stesso sesso seppur in presenza di un provvedimento del giudice che garantisca il mantenimento per i figli (ex tribunale dei minori adesso volontaria giurisdizione).

Quale soluzione allora? Che fare se non si è sposati ma il genitore che vi è obbligato non versa il mantenimento per il figlio PUR IN PRESENZA DI UNA SENTENZA?

Tanto lavoro in più per i giudici e per gli avvocati.

I primi perché dovranno sforzarsi ad interpretare l’intero sistema normativo, partendo dalla riforma del diritto di famiglia del 1975 ad oggi MOTIVANDO in sentenza perché il nuovo 570 cp si applica anche ai figli di genitori non sposati.

I secondi perché dovranno lavorare “di fino” ed argomentare molto su questi aspetti tentando di orientare e facilitare, per non dire, veicolare le decisione dei magistrati.

Ad esempio si potrebbe intendere che il termine “coniugi” si riferisca in realtà al concetto di “coppia”, ma tale interpretazione lascia il tempo che trova ed è evidente la necessità di un ulteriore intervento volto ad ampliare SUL SERIO le tutele previste dall’art. 570 bis c.p. .

Che dirti.. se vuoi evitare sentenze creative e ti trovi in questa situazione ultima che abbiamo descritto, perché l’altro genitore di tuo figlio non versa il mantenimento stabilito dal Giudice puoi chiedere aiuto

qui 

oppure scrivere qui

A presto

Avv. Tiziana Laurettini