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Il diritto allo studio ai tempi del coronavirus

Di Ilenia Vella

In questo difficile momento di emergenza che stiamo vivendo abbiamo deciso di esservi vicini, nei modi in cui è possibile, per risolvere i dubbi che la situazione di emergenza ci ha posto e che, per alcuni versi, ci pone ancora.

Profondamente dibattuto è il problema “chiusura scuola” e sopratutto le conseguenze del tempo “indefinito” per cui si sta prolungando la scelta precauzionale adottata da questo governo.

Le famiglie e, soprattutto, i genitori dei più piccoli sono stati costretti ad improvvisarsi insegnanti, ma non tutti ci riescono dal momento che ogni materia è trasmessa dagli insegnanti in maniera diversa e cambia da istituto a istituto, senza contare che non sono tutti ad avere i necessari strumenti tecnici e culturali, e così ogni cosa viene affidata al caso e all’iniziativa personale.

E’ stato stravolto quello che è il diritto allo studio, ovvero uno dei uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona sancito dalla Costituzione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Onu.

La sospensione della scuola, pertanto, interroga tutti a trovare delle risposte adeguate e delle soluzioni alternative che siano inclusive di tutti gli studenti senza lasciare nessuno indietro.

E’ la scuola il luogo in cui si impara a convivere con gli altri confrontando le proprie idee ed è l’aula il luogo in cui gli studenti sperimentano la socialità e dove il diritto allo studio viene garantito ad ogni cittadino senza alcuna distinzione diventando davvero “aperta a tutti”.

La situazione di emergenza che ci è piovuta addosso ha fatto perdere di vista quello che è il diritto allo studio che in questo momento, in forza della necessità di salvaguardare il diritto alla salute, è di fatto sospeso.

Nè tantomeno la DAD ne assicura il rispetto. E’ un dato di fatto dato che non ci sono i presupposti affinché tutti possano godere, allo stesso modo, del diritto allo studio.

Basta fare degli esempi pratici per dedurlo: io genitore che faccio smart working e ho due bambini, rispettivamente di sei e nove anni, ed un solo pc a casa che ci dobbiamo dividere tra di noi: come dobbiamo conciliare le esigenze di tutti? 
Come gestire nel migliore dei modi i miei figli nello svolgimento dei loro compiti e nel contempo lavorare?
Oppure sono un genitore straniero che non parlo sufficientemente bene l'italiano e in casa non ho una connessione abbastanza forte da supportare questi metodi, chi aiuta mio figlio?
Oppure ancora il caso più complicato in cui ho mio figlio con dei disturbi specifici nell'apprendimento e non riesco a gestirlo vanificando tutti gli sforzi finora fatti, quali conseguenze dovrà sopportare?

Si tratta di una situazione difficilissima che sta mettendo tutti in forte stress, causando anche indirettamente delle discriminazioni.

Non basta e non è produttivo limitarsi ad assegnare compiti e pagine da studiare in autonomia, ma si deve assolvere ad una missione educativa nei confronti di tutti e nessuno escluso e soprattutto cercare di non demotivare gli studenti che devono convivere con gli impatti che l’apprendimento digitale sta avendo sulla loro salute. Sono aumentati i problemi comportamentali dei bambini e adolescenti perché troppo stanchi per apprendere. Trascorrono troppo tempo davanti agli schermi che non sono altro che filtri rispetto alla propria libera realizzazione di studenti, in barba a tutte le raccomandazioni di “evitare che i bambini e gli adolescenti stiano troppo al computer”.

Genitori e insegnanti assistono impotenti a notizie che 'dall'alto' paventano, non solo la riapertura della scuola unicamente a partire da settembre ma addirittura una riapertura esclusivamente o parzialmente a distanza (BI-SCUOLA).
I genitori, soprattutto, sono seriamente preoccupati in quanto dovrebbero farsi carico oltre che dell'educazione, accudimento, mantenimento e gestione della potestà genitoriale in genere anche dell'istruzione primaria dei propri figli. Ciò è impensabile. 

Senza dimenticare poi la preoccupazione di molti genitori che, riprendendo la propria attività lavorativa, si vedono costretti alla mancata cura e assistenza didattica ai propri figli minori. Saranno forse loro i responsabili del mancato godimento del diritto allo studio dei propri figli? Non credo proprio. Perché non è giusto e manco lecito.

Non si può, quindi, sottovalutare il problema e non pensare alle enormi conseguenze che questo avrà sui minori e sull'organizzazione delle famiglie. 

La chiusura delle scuole ha già evidenziato un'impreparazione digitale di alunni e studenti per la mancanza di infrastrutture pubbliche adeguate e di connessioni domestiche e sono state confermate le distanze economiche sociali e culturali in contraddizione con la Costituzione che sancisce l'impegno della Repubblica a rimuovere le disuguaglianze.

Nonostante gli ammirevoli sforzi compiuti dalla grande maggioranza delle persone coinvolte  (insegnanti, studenti e genitori) la didattica a distanza non può essere considerata altro che una soluzione di pura emergenza;

non la si dovrebbe prolungare oltre l’estate, a meno che non ci siano evidenze scientifiche tali da costringere a tenere chiuse tutte del attività e non solo quelle scolastiche.

Senza considerare che la didattica a distanza non è idonea, in assenza di un sostegno adeguato da parte di un adulto almeno per le fasce di età dei bambini più piccoli e per i bambini con difficoltà di apprendimento e che non deve essere una sorta di diario tecnologico pieno zeppo di compiti da fare o prestazioni da eseguire.

Alla luce di tutto ciò è indispensabile capire che lo studio è fondamentale per crescere intellettualmente, apprendere ciò che ci circonda, avere spirito critico e valorizzare l’individuo tramite le sue potenzialità e il suo impegno a prescindere dalla provenienza sociale.

Bisogna quindi lottare per dare la giusta dignità a questo diritto così importante: la scuola è una regola, è fatta di regole ed una regola è dare la certezza e la sicurezza a garantirla realmente, non virtualmente.

Occorre progettare e realizzare un modo per tornare sui banchi di scuola ricordando che l’istruzione costituisce un diritto soggettivo di tutti a ricevere una libera ed adeguata istruzione ed educazione in scuole di ogni ordine e grado per la formazione della personalità e si sostanzia nel diritto allo studio; cioè a godere dell’istruzione necessaria, a prescindere dai potenziali ostacoli di ordine economico e sociale con cui i singoli possono scontrarsi di fatto.

Gli studenti, grandi o piccini hanno necessità di tornare sui banchi di scuola, confrontandosi con le loro maestre ed insegnanti non con i propri genitori. Nè tantomeno ai genitori può addossarsi una simile responsabilità. E’ impensabile che un padre o una madre, nella migliore delle ipotesi, possano essere la sfera operativa degli insegnanti da casa per un tempo che già adesso è fin troppo lungo. Figurarsi se la situazione dovesse protrarsi a settembre.

Si auspica che a stato di emergenza finito torni alla propria naturale espansione il diritto allo studio, adesso compresso in ragione della tutela del diritto alla salute, ma la cui prolungata compressione ad oltranza rappresenterà la lesione di molti diritti in questione, quali quello dei minori in primo luogo e dei genitori in secondo luogo e della famiglia complessivamente.

A presto dallo studio legale Pizzo