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SEPARAZIONE E ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE

Cari amici che seguite il nostro blog, con questo articolo, vi forniremo le giuste osservazioni ed i validi chiarimenti da conoscere in tema di separazione ed in particolare quando si decide di andare via da casa..

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Al momento in cui due persone decidono di porre fine al loro matrimonio come bisogna gestire la convivenza nella casa coniugale? Quando è possibile allontanarsi e quando, invece, c’è “abbandono del tetto coniugale“?

Una premessa importante riguarda i vincoli che discendono dal matrimonio.

Parliamo dell’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

 Inoltre, entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia; primo fra tutto devono provvedere a mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

È chiaro che qualora la coppia attraversi un lungo periodo di crisi e non esistano possibilità di recupero, la legge non impone di continuare la convivenza con il coniuge.

Quindi, in presenza di fondate e compravate motivazioni l’allontanamento dalla casa coniugale è legittimo.

In quest’ottica vi rientrano i casi di comportamenti violenti che mettono in pericolo l’incolumità fisica e psichica dei familiari, l’infedeltà, l’invadenza dei parenti, la mancanza di intesa sessuale, il comportamento autoritario del coniuge. A questi esempi se ne potrebbero aggiungere tanti altri, sulla cui fondatezza dovrà poi essere il giudice a decidere, valutando a quale dei due coniugi sia da imputare la frattura della comunione familiare.

Fondamentale è come sempre l’analisi preliminare e dettagliata da fare in studio con il legale di fiducia al fine di individuare quali fra le cause di giustificazione sarà più utile sottoporre al vaglio del giudice e sopratutto come argomentare e provarle.

Questa la definirei la fase più importante della strategia difensiva nel caso in cui uno dei coniugi abbia lasciato casa repentinamente e senza alcuna preventiva comunicazione. In studio la chiamiamo la fase “di recupero” e richiede una lunga e dettagliata disamina insieme al coniuge – cliente.

Ovviamente è preferibile che la consulenza la si richieda prima di andare via da casa e non dopo che l’altro coniuge faccia diffide o richieste particolari. Insomma meglio sempre giocare d’anticipo..

Ma torniamo al tema…

Il coniuge chiamato a rispondere dell’abbandono del tetto coniugale deve riuscire a dimostrare la sussistenza di una importante causa giustificativa dell’allontanamento da casa, provando che lo stesso sia conseguenza di una intollerabilità della convivenza precedente, protratta nel tempo e che a causa della stessa ha dovuto agire con l’abbandono. A tal proposito, potrebbero essere utili le testimonianze fornite dai genitori o soggetti terzi per dimostrare che l’allontanamento non è stata causa della crisi matrimoniale bensì conseguenza della rottura dell’unione morale e materiale fra i coniugi. Solo in presenza di queste circostanze si potrà, quindi, sostenere che l’abbandono del tetto coniugale non è la causa, ma l’effetto del venir meno della comunione familiare, eventualmente argomentando che la stessa sia da imputare all’altro coniuge.

Diverso è il caso in cui uno dei due coniugi se ne vada via di casa improvvisamente e senza addurre alcun motivo, lasciando il coniuge da solo.

Egli commette l’illecito comunemente denominato “abbandono del tetto coniugale”, ovvero, sia del luogo di domicilio/residenza della famiglia e sia di ogni altro luogo dove si concentra abitualmente la vita della coppia. Questo comportamento costituisce una “colpa”, perché integra una violazione dei doveri del matrimonio, tra i quali appunto vi è l’obbligo della convivenza e della reciproca assistenza morale e materiale.

L’abbandono può, infatti, rappresentare un illecito civile comportando l’imputazione dell’addebito della crisi matrimoniale, con perdita del diritto all’assegno di mantenimento. In alcuni casi chi ha abbandonato il tetto coniugale può essere condannato a risarcire i danni causati all’altro coniuge anche se non viene provata l’esistenza di una relazione extraconiugale del coniuge che ha abbandonato la casa familiare.
L'abbandono improvviso ed ingiustificato della casa familiare può comportare un illecito penale se si configurano gli estremi del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Incorre in questo reato, ad esempio, chi decida di non prendersi più cura dei propri familiari. A tal proposito la legge prevede che, chiunque, abbandonando il domicilio domestico si sottrae agli obblighi di assistenza relativi alla responsabilità genitoriale, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione sino a un anno o con la multa.

Il reato può sussistere anche quando il coniuge che abbandona il tetto coniugale continua a provvedere ai mezzi di sussistenza economica della famiglia ma la abbandona moralmente, danneggiando sia la vita del coniuge che dei figli, i quali vengono privati della presenza di una figura genitoriale.

Vi assicuro che, al riguardo, innumerevoli sono i clienti che trovandosi in queste situazioni sono ricorsi al nostro studio per avere delle consulenze e dei consigli su come affrontare la situazione vissuta e scopo, pertanto, di questo articolo, è quello di fornire ulteriori chiarimenti oltre le risposte date a tutte le domande posteci.

Numerose sono pure le sentenze pronunciate in materia dalle Corte di Cassazione la quale ha stabilito che il reato si configura quando l’allontanamento “risulti ingiustificato e connotato da un disvalore etico e sociale”.

Ciò significa che se, ad esempio, il coniuge che va via non fa venire meno i mezzi di sussistenza ai figli ed inoltre sussiste una giusta causa, l’abbandono del tetto coniugale non assume rilevanza penale.

Recentemente i giudici sono intervenuti sul punto ed hanno precisato che “se l’abbandono della casa familiare avviene in un momento in cui la prosecuzione della convivenza è già divenuta intollerabile a causa del comportamento di entrambi i coniugi, l’allontanamento di uno dei due non può essere considerato motivo di addebito.

 Il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto comporta automaticamente l’impossibilità della convivenza. 
Non sarà causa di addebito se invece si riesce a provare che il coniuge ha deciso di andare via di casa a causa del comportamento dell’altro coniuge, ovvero che l'abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si è già verificata in conseguenza di specifici altri fatti, diversi e precedenti all'allontanamento stesso.

In conclusione il consiglio che diamo a voi tutti e considerato quanto esposto, è di ponderare attentamente le vostre scelte agendo con cautela e soprattutto di farvi consigliare da un avvocato esperto in materia per non correre il rischio di andare incontro alle numerose conseguenze civili e penali che discendono da un abbandono arbitrario del tetto coniugale.

E se vuoi puoi chiedere privatamente anche qui info@separarsimeglio.it